sabato 25 ottobre 2014

Coppelia Theatre omaggia Remedios Varo



Due destini: entrare in un quadro surrealista con Coppelia Theatre

di Felice Carlo Ferrara


 Remedios Varo e una delle sue opere pittoriche

Remedios Varo è stata una delle voci più interessanti del surrealismo messicano, eppure non ha mai goduto di una fama equivalente a quella di Frida Khalo e il suo nome rimane decisamente poco noto. Di fatto le figure ambigue che popolano le sue opere non sono prive di fascino e sembrano portare lo spettatore in una dimensione sì onirica, ma anche lontana nel tempo: si respira infatti la stessa atmosfera rarefatta di certi dipinti del gotico internazionale o della prima metà del Quattrocento, con uomini o donne simili ad alchimisti, chini su carte misteriose, intenti forse a mischiare nozioni astronomiche e leggi matematiche ad intuizioni metafisiche, o con spiriti che rievocano antiche superstizioni. 


Tutto questo, però, trasformato dall'azione deformante del sogno, che, attraverso segrete reti di associazioni, inserisce nel quadro elementi del tutto inaspettati, rinnovandone i suoi significati. Così uno studioso si riveste dello stesso piumaggio degli uccelli che analizza, oppure un soffitto si affloscia come un lenzuolo appoggiandosi sulla punta di una decina di orologi a pendolo. 



Ci sono probabilmente molti riferimenti autobiografici, ma la pittura di Remedios Varo, nata in Spagna, ma naturalizzata messicana, sembra dare un volto a un universo collettivo che si annida nell'incoscio di ognuno di noi.



Coppelia Theatre ha voluto farle un omaggio con Due destini, spettacolo per burattini dall'impianto molto semplice, ma ricco di piccoli dettagli, come i quadri della stessa Varo. E proprio partendo da due opere in particolare della pittrice, la compagnia ha creato uno spettacolo che trasporta il pubblico nella mente creativa dell'artista, ricostruendo un ambiente dai risvolti esoterici e offrendo immagini dal sapore nettamente onirico.


Le due opere a cui Coppelia si è ispirata per Due destini

Si comincia con l'ingresso piuttosto inquietante di uno spirito che sembra praticare un rito magico; 



quindi compaiono la due marionette protagoniste dello spettacolo. E si tratta di meccanismi davvero straordinari: la bravissima Coppelia, infatti, li maneggia con grande abilità e riesce a far fare alle sue creature cose mai viste, come impugnare una matita e disegnare una figura geometrica, o prendere una posata per imboccare qualcuno o accendere un fuoco. 


 Le marionette da polso di Coppelia Theatre, protagoniste di Due destini

Si tratta di marionette da polso particolarmente sofisticate, dotate di congegni in ferro che permettono loro l'articolazione delle dita, il movimento degli occhi e delle palpebre. Sono in pochi a saperle usare e in pochissimi nel mondo a saperle realizzare: Vladimir Zakharov Yakovlevich, che ha creato il primo prototipo alla fine degli anni '90, e, appunto, Coppelia, sua prima allieva. L'artista è peraltro dotata di un notevole talento scultoreo che le permette di dare alle sue marionette un aspetto estetico particolarmente gradevole.

Due destini è quindi uno spettacolo più unico che raro; piuttosto breve (25 minuti circa), privo di dialoghi ed anche di un impianto narrativo, si concentra più che altro sulla suggestione delle immagini e delle atmosfere e sulle capacità delle due marionette.

Sicuramente da vedere.


Coppelia Theatre
Due Destini

Regia: Marta Cuscunà e Marco Rogante
Ideazione e macchine sceniche: Coppelia
Musiche originali suonate dal vivo: Patrizia Mattioli
Disegno luci: Emiliano Curà

mercoledì 22 ottobre 2014

Teatro Verdi sulla diritta via



La diritta via: una scelta decisa di impegno civile per il Teatro Verdi di Milano

di Felice Carlo Ferrara

Non ci sarà solo teatro di figura al Teatro Verdi. L'IF, che proporrà appuntamenti sempre diversi nel corso di tutta la stagione, sarà infatti affiancato da un cartellone dedicato ai giovani e agli adulti che, intitolato La diritta via, colpisce per lo spiccato indirizzo verso l'impegno civile e per la forte presenza della musica. Un teatro, quindi, che vuole affondare nei mali della nostra società, come Dante si addentrava negli abissi infernali alla ricerca della diritta via.
"Non è una stagione neutra", ha detto Silvio Oggioni del Teatro Verdi, "ma abbiamo scelto un forte impegno sociale per riflettere sulle questioni della contemporaneità".

Giuliano Turone presenta lo spettacolo Francesca da Rimini
L'apertura sarà così affidata al magistrato Giuliano Turone che, affiancato dall'attrice Alessandra Mandese, racconterà la celeberrima vicenda di Francesca da Rimini, inserendola in un più ampio quadro dedicato alla violenza sulle donne; significativa anche la presenza del giornalista Daniele Biacchesi, che da qualche anno porta nei teatri le sue inchieste e le sue denunce. Al Verdi, affiancato dal cantante e musicista Giangioberto Monti, porterà Coluche e Reanaud: un episodio di storia recente della Francia che tenta nel contempo di riflettere sull'ascesa di Grillo nell'attuale panorama politico italiano.

La compagnia La Confraternita del Chianti legge un brano dal Pentateuco
Alla Confraternita del Chianti, invece, è affidato un progetto triennale di analisi del fenomeno della migrazione che parte da una rilettura in chiave inedita di alcuni brani della Bibbia. Si comincerà nel febbraio del 2015 con Genesi-Pentateuco, con cui, ispirandosi all'episodio della Torre di Babele, si affronterà il tema della diversità linguistica, prima e fondamentale barriera all'integrazione per un immigrato.

Farneto Teatro mostra un mnologo tratto da Buon Lavoro
Buon lavoro di Farneto Teatro tratterà invece il tema del lavoro precario attraverso una serie di monologhi ispirati a interviste raccolte da ben 12 attori distribuiti nelle diverse regioni, mentre a fine gennaio Nudoecrudo Teatro celebrerà il settantesimo anniversario della Liberazione con Sull'Italia calavan le bombe, diario scritto da una tredicenne tra il '43 e il '44 interpretato e musicato da tre attrici.

 Nudoecrudo Teatro in Sull'Italia calavan le bombe

 Un momento della presentazione di Poetry in Motion e L'eccezione e la regola

Poetry in Motion e L'eccezione e la regola vedranno invece confluire in scena il lavoro degli operatori di Arca Onlus e delle Botteghe d'Arte e i versi toccanti di vecchi ospiti dell'ospedale psichiatrico Paolo Pini oggi raccolti in un volume.

La compagnia Mignolli e Antonio Piotti presentano Il banco vuoto
Parlerà di adolescenti problematici Il banco vuoto della compagnia Mignolli, ispirato all'omonimo libro dello psicoterapeuta Antonio Piotti, che si dedica da anni al problema dei ritirati sociali. Attraverso la parabola di un ragazzino immaginario "recluso" nella propria stanza, si parlerà di quegli adolescenti che, non riuscendo ad assumere serenamente un'identità maschile durante la propria maturazione, si sottraggono alla vita reale, annullando la propria corporeità per assumerne una virtuale.
Renata Coluccini, invece, completerà la sua ideale trilogia sui giovani e le dipendenze, cominciato con Binge drinking, proseguito nel 2014 con Nella rete, e ora verso la sua conclusione con Io me la gioco, spettacolo che si propone di riflettere sul vizio del gioco d'azzardo nei ragazzini attraverso lo sguardo di due adulti, un'insegnante e un genitore.

 Angelo Pisani parla di Contofinoatre
Idea insolita, infine, quella di creare un appuntamento mensile fisso con Angelo Pisani, l'attore comico che negli ultimi anni sul suo portale Contofinoatre racconta con ironia la fatica di essere padre. E proprio partendo dai testi redatti per la rete, l'interprete racconterà a teatro "una figura non protagonista nella famiglia, quella del padre che, nell'idea comune di famiglia, è sempre la figura meno centrale".
Non resta quindi che sperare che il forte impegno scelto dalla direzione artistica del teatro possa portare tra il pubblico una nuova coscienza sui problemi della nostra contemporaneità.

giovedì 16 ottobre 2014

IF, festival di teatro di immagine e figura



IF, il teatro di immagine e figura che vedremo quest'anno a Milano

di Felice Carlo Ferrara


Torna anche quest'anno IF, il Festival internazionale dedicato al teatro di immagine e figura organizzato dal Teatro del Buratto e giunto quest'anno alla sua ottava edizione. Si tratta di una delle realtà più interessanti della scena milanese per scoprire nuovi linguaggi e le più varie sperimentazioni teatrali. Lo ha presentato Silvio Oggioni al Teatro Verdi con qualche piccola anticipazione per la stampa. 

 Silvio Oggioni presenta l'VIII edizione di IF Festival

 Un'immagine da Due Destini di Coppelia Theatre

Si comincerà ad ottobre con Due destini di Coppelia Theatre, spettacolo che rievoca il mondo pittorico dell'artista surrealista Remedios Varo, sfruttando le potenzialità delle marionette da polso, tipologia di pupazzi particolarmente elaborata nata alla fine degli anni '90 che garantisce in scena movimenti molto sofisticati.
Spazio anche alla tradizione con la compagnia praghese Karromato che inscenerà La festa dell'imperatore, opera per marionette nella quale si racconta uno scorcio della vita di Mozart animando una replica in miniatura dei teatri barocchi. 

 Gli stranieri di Nudoecrudo teatro

La compagnia Nudoecrudo presenterà invece Gli stranieri, ispirato ancora una volta a un'opera dell'autore e illustratore svizzero Armin Greder metafora del conflitto israelo-palestinese, ma anche riflessione più generale delle dinamiche universali dell'egoismo e della sopraffazione.
Il compositore Max Vandervorst porterà invece in scena la sua Sinfonia di oggetti abbandonati e pianoforte temperato, spettacolo musicale molto fortunato in cui oggetti comuni, dall'aspirapolvere all'innaffiatoio, sono utilizzati come insoliti strumenti musicali.
Corazón Corazón di Bettini, KaSoKa e Molnàr racconta invece la storia vera di un teatro romano in cui l'avanguardia deve convivere con una compagnia di burattinai, in un misto di codici e linguaggi.

 Il cielo degli Orsi di Teatro Gioco Vita

Presso lo spazio Pime, invece, saranno ospitati l'apprezzatissimo Il cielo degli Orsi, spettacolo ad ombre di Teatro Gioco Vita, già presente nella passata edizione del Festival Segnali, la fiaba della compagnia dei Burattini Cortesi, E vissero felici e contenti, e lo spettacolo tutto ad immagini e luci ispirato alla pittura astratta di Klee, Kandinsky e Mondrian Colori di Teatro dei Colori. Infine il teatro su nero sarà naturalmente presente con alcune delle migliori produzioni del Buratto: Babebibo... Blu, Il mio amico mostro, Giocagiocattolo, e Nei Cieli di Mirò.

 Giocagiocattolo di Teatro del Buratto

Nei cieli di Mirò di Teatro del Buratto

La vera novità di quest'anno sarà poi segnata dall'introduzione di una nuova sezione dedicata all'arte performativa, denominata IF permorming art district, realizzata attraverso una collaborazione del teatro Verdi con la galleria Bianconi e una con l'istituto Cervantes Milano. Il primo appuntamento sarà con un artista malese, H. H. LIM che proporrà in esclusiva una sua nuova installazione, mentre il secondo consisterà in un workshop sul teatro visuale condotto dall'artista catalano Joan Baixas che culminerà in una performance collettiva.
Chiuderà infine il festival E scrisse o come Orlando, sofisticata produzione del Buratto già ammirata nella passata edizione e ora scelta per rappresentare il Buratto durante il periodo di apertura dell'Expò.

 E scrisse O come Orlando, produzione Buratto

venerdì 19 settembre 2014

Teatro Libero Liberi Teatri


Teatro Libero, libera associazione di nuove energie culturali

Di Felice Carlo Ferrara

Corrado d'Elia in "Novecento", spettacolo che ha aperto la nuova stagione del Teatro Libero

Socializzazione e fervore produttivo. Queste le parole chiave per cogliere l'idea di teatro secondo la direzione del Libero, per cui la concentrazione di energie e lo scambio tra artisti e pubblico sono da considerarsi priorità. Negli ultimi anni la sala ha visto così susseguirsi cartelloni molto ricchi in cui, tra i classici raccontati dalle intense interpretazioni di Corrado d'Elia, si sono fatte strada la spontaneità e la vitalità di molte nuove voci.
È il risultato del progetto TLLT, ovvero Teatro Libero Liberi Teatri, una sorta di residenza offerta dalla struttura per ben 12 compagnie che hanno potuto scrivere in piena autonomia artistica, provare e sviluppare spettacoli teatrali in un rapporto di reciproco sostegno, condivisione e scambio di idee. Anche quest'anno, quindi, la stagione sarà la somma di un anno di lavoro organizzato entro questi termini, con tante nuove produzioni, frutto dell'associazione delle giovani compagnie coinvolte nel progetto, alternate da alcune riprese di vecchi successi.

Corrado d'Elia e Corrado Accordino alla conferenza stampa per presentare la nuova stagione del Teatro Libero 

"Qualche anno fa", ha affermato Corrado d'Elia, direttore artistico del Libero insieme a Corrado Accordino, "il nostro teatro ha avuto un cambio di pensiero e si è mutato in una residenza osservatorio per giovani teatranti. L'idea è partita da una proposta di Claudia Negrin, ora presidente di TLLT. Grazie a questo progetto oggi una serie di compagnie hanno qui una casa".
E in effetti anche durante la conferenza stampa dedicata alla presentazione della stagione, si respira nel teatro un clima di serena amicizia tra tutti gli artisti e si avverte il rapporto di confidenza tra le compagnie e i direttori della struttura. Un legame che ha convinto tutti i membri a intraprendere quest'anno per la prima volta anche due produzioni comuni. La prima porterà in scena un grande classico del teatro, "Hedda Gabler" di Ibsen, testo non facile che sarà diretto da Cristina Pezzoli e vedrà Monica Faggiani nella parte principale.

Tobia Rossi con Corrado d'Elia

La seconda coproduzione partirà invece da una drammaturgia di Tobia Rossi, autore prolifico per il Libero, già firma degli spettacoli della scorsa stagione "Portami in un posto carino" e "Assassine"; si tratta di "Bagnati" e riporterà in scena il tema dell'omofobia. Si vedrà così una famiglia protagonista dell'alta finanza costretta a fare i conti con l'omosessualità del rampollo della casata. "L'argomento è l'imbarazzo in un contesto di poca comunicazione", spiega il drammaturgo, "quando la corporeità entra prepotentemente in scena riportando a galla la sessualità".
Nuove produzioni verrano inoltre dalla compagnia Fenice dei Rifiuti, in cartellone con "Nunca Màs", che tenterà un parallelo tra il dramma dei desaparecidos e le violenze della Genova del 2001, e "Il sacrificio del fieno", sulle contraddizioni della Resistenza; quindi dalla compagnia Merenda arriverà la commedia "La memoria dell'acqua", dal Circolo Bergman "Le affinità elettive", che traspone ad oggi il testo di Goethe, e una rilettura del celebre romanzo "Lolita", e da Chronos lo spettacolo "Fragile/Kyoto" che parlerà dell'amore come sentimento difficile da conquistare, e il monologo "La mia massa muscolare magra", ancora scritto da Tobia Rossi.

Daniele Pitari in "La mia massa muscolare magra"

La compagnia La danza immobile/Teatro binario 7 presenterà invece "Elevati e lavati" di Paola Galassi, spiritosa riflessione sui rapporti umani ambientata nell'angusto spazio di un ascensore, e "Dell'amore e d'altri demoni" da Gabriel Garcia Marquez con la regia di Accordino, che guiderà anche Silvana Fallisi in "La morte balla sui tacchi a spillo", rocambolesca veglia in una Sicilia degli anni 60.
Skené tornerà al Libero con la commedia "Coniugi", con "Fuochi" di Marguerite Yourcenar e racconterà infine la guerra con il monologo "La notte che il nulla inghiottì la terra".
Sarà invece il dodicesimo anno consecutivo per "Rumori fuori scena" di Claudia Negrin, commedia brillante sul mondo del teatro sempre richiestissima dal pubblico milanese.

Andrea Brunello in "Il principio dell'incertezza"

Spiccano poi due spettacoli della compagnia Arditodesio/Teatro Portland, entrambi scritti da Andrea Brunello, che tentano una fusione di fisica e teatro: "Il principio dell'incertezza" e "Torno indietro e uccido il nonno", infatti, affondano il primo nei misteri della meccanica quantistica e il secondo nell'interrogativo mai estinto sulla natura del Tempo.


Monica Faggiani ne "La locandiera"

Tornano certamente anche alcune tra le più apprezzate interpretazioni di Corrado d'Elia che apre la stagione con "Novecento" di Baricco, e soprattutto ripropone la spumeggiante "Locandiera", con costumi e scenografie tutte di plastica al servizio di una regia che spinge a tutta forza sulle potenzialità comiche del testo. Ancora D'Elia sarà protagonista de "La leggenda di Redenta Tiria", ambientato in un paese sardo in cui si concentra il più alto numero di suicidi al mondo, e della nuovissima produzione che vedrà il Libero e il Teatro Litta associati per una reinterpretazione della tragedia di Amleto, vista come ricordo dagli occhi di Orazio.




Le immagini in anteprima di "Amleto", con Corrado d'Elia, in scena al Teatro Litta dal 25 novembre al 7 dicembre

Monica Faggiani sono invece affidate le interpretazioni degli ultimi due lavori di Corrado d'Elia: "Mercurio", in cui una infermiera, raccogliendo frammenti di mercurio, tenterà di restituire uno specchio e quindi una identità a una donna che, pur bellissima, vive isolata, convinta da un marito geloso di essere di aspetto repellente; e "Questa sono io", da un testo di Federico Guerri che affronta la società attuale e i falsi miti della televisione. Sarà così questo spettacolo a chiudere, nel luglio 2015, la nuova stagione del Libero.

La scenografia di "Mercurio"

Enrico IV di Franco Branciaroli


La finzione della realtà e la verità della scena.Franco Branciaroli interpreta il capolavoro di Pirandello  

di Felice Carlo Ferrara


Nella ricca stagione del Piccolo di Milano, tra classici e nuove drammaturgie, spicca una produzione del Teatro degli IncamminatiEnrico IV, il capolavoro di Pirandello diretto e interpretato da Franco Branciaroli, negli ultimi anni impegnato in un percorso di riflessione sul mestiere dell'attore e sulla realtà della scena teatrale. Lo spettacolo sarà in scena dal 21 ottobre al 2 novembre. Nell'attesa, ecco la nostra recensione:


Dopo Servitore di scena e Il teatranteFranco Branciaroli prosegue il suo percorso di indagine sull’attore che interpreta se stesso e sul teatro che mette in scena la propria realtà. E dopo due testi brillanti, ma di media statura, Branciaroli è pronto per uno dei capolavori assoluti della nostra drammaturgia: l’Enrico IV di Luigi Pirandello, dove la riflessione metateatrale esula in verità dalla mera descrizione della vita sulla scena e costruisce invece una grande e ampia metafora sul significato generale dell’esistenza e sui meccanismi della società condotta col rigore filosofico tipico di tutta l’opera pirandelliana. Nonostante la monumentalità del personaggio di Enrico IV, la trama del dramma non è architettata per singole individualità che si impongano, ma si incentra sul rapporto tra il singolo e la collettività, una relazione contrassegnata dalla crudeltà e dall’egoismo cinico con cui il gruppo schiaccia il più debole: nella scena il drammaturgo mette infatti uomini e donne dell’alta società che ingannano il tempo con un gioco in maschera in cui ognuno interpreta un personaggio della storia medievale. Lo scherzo, però, si fa terribile quando uno di loro, “reo” di vivere troppo seriamente la propria esistenza e quindi di avvicinarsi troppo pericolosamente alla verità, è fatto cadere da cavallo, vittima di un feroce dispetto. Battuta la testa, l’uomo rimane fissato nel proprio personaggio fittizio, del tutto dimentico della propria reale identità. Ma chi non è effettivamente spogliato del proprio io per subire condizionamenti continui dalla società? Chi è veramente consapevole della propria autentica essenza? Chi veramente vive se stesso, senza lasciarsi infilare in personalità posticce, stereotipate e limitate, imposte dalla società? Chi sa realmente emanciparsi dalla tirannia della società che assegna a ognuno ruoli preconfezionati, quali la moglie nervosa, il marito saccente, la figlia sgarbata, la suocera invadente? Il protagonista del dramma, privato della sua identità da un crudele gioco di gruppo e costretto a indossare per tutta la vita una maschera, non è che l’icona di un processo di cui siamo tutti vittime. Ma Pirandello ci insegna anche una via di uscita: la follia come scelta consapevole e ragionata.



Enrico IV indossa la maschera del folle
Il termine folle è infatti una sorta di zona franca, l’unico nome sotto il quale la società non riesce a imporre alcuna regola, alcun laccio: nessuno sa prevedere il comportamento di un folle, nessuno può dire a un pazzo come deve comportarsi. E così quando Enrico IV recupera ad un tratto la propria lucidità e comprende di essere stato spinto fuori dalla propria vita per quasi vent’anni, costretto a indossare panni che non sentiva propri, decide di tenersi stretto il termine pazzo per contrapporsi orgogliosamente alla società che lo aveva umiliato ed ecco che si fa veramente imperatore della propria esistenza. Conquistata la consapevolezza di come la vita in società sia tutta una commedia, anziché combattere come un tempo per affermare la serietà dell’esistenza contro la farsa voluta della società, Enrico IV accetta di rimanere nel gioco teatrale, ma elevandosi da attore a regista. È lui che orchestra i ruoli di ognuno e questo gli può anche permettere di virare all’improvviso il tono della commedia verso la tragedia.


La scenografia di Margherita Palli immagina il castello di Enrico IV come una sorta di tetro luna park 

Branciaroli allestisce il dramma con giusta devozione verso il grande drammaturgo. Rinuncia così ad ogni modifica del copione e accoglie fedelmente tutte le istanze filosofiche contenute nei dialoghi, valutandone al contempo anche le potenzialità comiche, memore della poetica dell’ironia su cui Pirandello tanto insisteva. Il lavoro maggiore è dunque sull’interpretazione attorale, affidata ad un’ottima squadra in cui, come di consueto avviene, i più grandi spiccano sui giovani: bravissimi in particolare Melania Giglio, Giorgio Lanza, Daniele Griggio e Antonio Zanoletti, capaci di calarsi perfettamente nei ruoli, vivendoli con spigliato realismo, pur spingendo molto le caratterizzazioni, come richiederebbero sempre i testi di Pirandello. Ma, naturalmente, il vero cardine dello spettacolo è Franco Branciaroli, che regala al pubblico un superbo Enrico IV, nel primo atto inquietante pagliaccio dal viso dipinto da una follia di sapore smaccatamente amletico, e poi d’improvviso uomo senza maschere, pervaso da una profonda amarezza, lucido e disincantato osservatore di una società priva di pietàSoprattutto Branciaroli non cade nella tentazione dell’eroe autocompiaciuto, ma restituisce al testo un Enrico IV a tratti persino umile nel confessarsi vittima di una prepotenza di gruppo cui è difficile sfuggire, un uomo che, pur nell’audacia delle proprie azioni, rimane comunque un amante ferito e un sognatore deluso dalla vita. La regia segue sapientemente le metamorfosi del personaggio: si comincia con una scena quasi barocca che accumula con insistenza immagini di cavalli e cavalieri, certamente un’eco dell’origine dell’ossessione in cui il protagonista è rimasto incastrato; poi una musica dal suono cupo spezza il tono leggero, preannunciando una maggiore drammaticità, l’ambiente si trasforma e si cade di colpo in una scena quasi del tutta nuda che fa da sfondo ideale all’uomo che si presenta ormai senza finzioni. Infine, come torna la maschera, ecco riapparire la giostra con tanto di cavalli da luna park. Ed è proprio la bellissima e suntuosa scenografia, opera della brava Margherita Palli, a dare il tocco più originale all’allestimento. Si evitano, infatti, soluzioni naturalistiche, per assumere un taglio più surreale e straniante, di certo molto adatto alla dimensione filosofica del testo pirandelliano. Interessante soprattutto il secondo atto, ambientato in una costumeria, in cui lo psichiatra, con la sua insistente opera di catalogazione degli esseri umani in tipologie fisse, è mostrato allegoricamente come sarto, intento a tessere costumi teatrali.


Il tema del cavallo rieccheggiato con insistenza nelle scenografie 
Da apprezzare, infine, la scelta del CTB e del Teatro degli Incamminati di affrontare una produzione dai costi evidentemente alti: Branciaroli, oltre a circondarsi di ben 10 attori, si permette il lusso di un apparato scenotecnico lussuoso, più facilmente riscontrabile nella realtà lirica che nella prosa. Ma è di certo un coraggio che un attore come Branciaroli può ormai permettersi. Il suo talento istrionico si è guadagnato da tempo un folto stuolo di ammiratori e l’Enrico IV è decisamente uno dei testi più adatti per rivederlo in scena.
Enrico IV

di Luigi Pirandello
Produzione: CTB – teatro stabile di Brescia, Teatro degli incamminati
Con: Franco Branciaroli, Melania Giglio, Giorgio Lanza, Antonio Zanoletti, Valentina Violo, Tommaso Cardarelli, Sebastiano Bottari, Mattia Sartoni, Pier Paolo D’Alessandro, Andrea Carabelli, Daniele Griggio.
Scene e costumi: Margherita Palli
Luci: Gigi Saccomandi
Regia: Franco Branciaroli

Durata: 1h, 40 minuti
Visto presso il Teatro Sociale di Brescia

Per approfondire: www.incamminati.it

Teatro d'inchiostro


Teatro d'inchiostro è un blog per raccontare la nuova realtà teatrale, con recensioni, interviste e articoli sulle maggiori novità nel panorama teatrale italiano.